Il progetto internazionale per la conservazione del Gipeto sulle Alpi

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Da anni il Parco è impegnato nella conservazione della biodiversità, con particolare riferimento allo studio e al monitoraggio della fauna selvatica vertebrata e invertebrata.
Tra i diversi progetti di conservazione che il Parco Nazionale conduce spiccano, per durata e valenza scientifica, quelli riguardanti il monitoraggio di due grandi rapaci diurni che vivono a stretto contatto tra loro: il Gipeto (Gypaetus barbatus), specie estintasi dalle Alpi ai primi del Novecento e ora tornata a nidificare in natura grazie a un progetto internazionale di reintroduzione tuttora in corso, e l’Aquila reale (Aquila chrysaetos), superpredatore qui presente con densità tra le più alte d’Europa.
Il Parco Nazionale dello Stelvio, dal 2004 a oggi, conduce due distinti monitoraggi scientifici per valutare lo stato di salute delle specie, individuare e contrastare eventuali minacce per la loro sopravvivenza e acquisire dati sul loro andamento riproduttivo tutelando direttamente i nidi e lo sviluppo dei giovani fino all’involo.

Monitoraggio

A circa un secolo dalla sua estinzione, avvenuta ai primi del Novecento su tutto l’arco alpino, e dopo 30 anni esatti dalle prime reintroduzioni (primi rilasci nel 1986 in Austria e 1987 in Francia), oggi possiamo affermare che la vera fase critica per la popolazione alpina di Gipeto sia stata superata.
Attualmente, infatti, sulle Alpi si sono insediati 42 territori; in 33 di questi è avvenuta la deposizione; cifre che rappresentano un assoluto record, a testimonianza dell’estremo dinamismo della popolazione (ultimo aggiornamento: maggio 2016). A conferma del grande successo del progetto, bisogna considerare che grazie alle liberazioni in natura di giovani nati in cattività e all’involo di quelli nati allo stato selvatico, al 2016, si stima la presenza in natura di oltre 270 individui che rappresentano una buona riserva per le future nidificazioni e occupazioni di nuovi territori.
Dal 1997, anno in cui nacque il primo pulcino in natura, a oggi la proporzione di giovani nati allo stato selvatico è andata via via aumentando fino a raggiungere l’attuale 41% della popolazione totale.
A livello alpino europeo si conferma la presenza di due nuclei di maggiore produttività, localizzati nelle Alpi Nord-Occidentali (Savoia e Valle d’Aosta) e Centrali (Parco Nazionale dello Stelvio, Val Venosta e Canton Grigioni in Svizzera), di un promettente nucleo in formazione nelle Alpi Sud-Occidentali (Mercantour e Parco Naturale Alpi Marittime) e di un’area di minor produttività nelle Alpi Orientali (Parco Nazionale Alti Tauri in Austria).
Tutte le informazioni e i dati raccolti nel corso dell’attività di allevamento, reintroduzione, monitoraggio in natura e analisi genetiche da laboratorio sono archiviati nel database internazionale della rete IBM (International Bearded vulture Monitoring) coordinato e gestito dalla SWILD di Zurigo. Per la delicatezza dei dati custoditi, il database ha una sezione aperta a tutti i fruitori e un’altra con accesso riservato ai soli partner della rete IBM per la quale il Parco Nazionale dello Stelvio riveste il ruolo ufficiale di Centro autorizzato per la raccolta e il trattamento delle informazioni scientifiche avendo anche un proprio rappresentante all’interno del Comitato Direttivo. Per l’Italia, oltre al nostro Parco, vi sono altri due Centri di raccolta ufficiali: la Regione Autonoma Valle d’Aosta e il Parco Naturale Alpi Marittime. In anni passati, altri partner italiani, quali la Provincia Autonoma di Trento, il Parco Nazionale Gran Paradiso e la Provincia di Sondrio sono stati membri della Rete IBM. http://gyp-monitoring.com/

Per monitorare animali capaci di spostamenti così significativi (l’home range di una coppia di gipeto può superare abbondantemente i 300 kmq) e i movimenti dispersivi dei giovani/immaturi/subadulti (cosiddetti floaters) si utilizza la combinazione di metodiche differenti.

Adulti e coppie riproduttive

Gli adulti delle coppie note sono monitorati costantemente nei dintorni dei siti riproduttivi da parte di tecnici ornitologi (naturalisti e biologi con la collaborazione di personale di vigilanza di Parchi e Province) per valutare l’andamento riproduttivo delle coppie (se è avvenuta o meno la deposizione delle uova, i principali parametri riproduttivi come la raccolta delle date di inizio e fine cova, date di involo del giovane e di eventuali fallimenti.

Inoltre per tutte le classi di età è in atto un monitoraggio genetico della popolazione gestito a livello internazionale dalla SWILD di Zurigo. Per compiere le analisi genetiche, dai giovani rilasciati in natura viene raccolto un campione di sangue mentre, ogni anno, a fine stagione riproduttiva per ridurre il disturbo, personale esperto raggiunge la base dei nidi e dei posatoi abituali per raccogliere penne e piume.

Giovani rilasciati in natura

Il monitoraggio dei giovani allevati in cattività e, successivamente, rilasciati in natura si basa sulle seguenti metodiche:

  1. Marcature alari
  2. Inanellamento scientifico
  3. Telemetria satellitare

I giovani rilasciati vengono marcati tramite la decolorazione delle penne dell’ala e della coda in maniera univoca (in modo da consentire un riconoscimento individuale), inanellati con anelli colorati su entrambi i tarsi recanti sigle alfanumeriche e muniti di una radio satellitare a zainetto.
http://gyp-monitoring.com/ (sezione download)
Per approfondire metodi e risultati inerenti il monitoraggio tramite radio satellitare si consiglia il seguente link ove è anche possibile seguire gli spostamenti live di numerosi gipeti rilasciati.

http://www.wild.uzh.ch/bg/index_i.htm 

 

Nei giorni precedenti il rilascio ai giovani gipeti vengono decolorate alcune penne per renderli riconoscibili e viene talora applicata una radio satellitare a zainetto per poterli seguire nei loro spostamenti (in foto è visibile l'antenna sporgere a sinistra del dorso dell'animale).
Nei giorni precedenti il rilascio ai giovani gipeti vengono decolorate alcune penne per renderli riconoscibili e viene talora applicata una radio satellitare a zainetto per poterli seguire nei loro spostamenti (in foto è visibile l’antenna sporgere a sinistra della coda).

 

 

I censimenti contemporanei

Inoltre a partire dal 2007, nel mese di ottobre, 12 Parchi nazionali europei organizzano una giornata di censimento contemporaneo con l’impiego di circa 700 osservatori per monitorare i cieli alpini.
Il Parco Nazionale dello Stelvio ha fatto da capofila nell’ambito di questi censimenti poiché è stato il primo a programmare simili censimenti (iniziando nel 2004) e, a oggi, ha già organizzato 24 censimenti (aggiornamento: marzo 2016).
L’ultimo censimento si è svolto il 12 marzo 2016 e ha visto la partecipazione di 190 osservatori operanti nelle province di Sondrio, Brescia, Trento e Bolzano. La partecipazione di personale tecnico specializzato, affiancato da volontari qualificati provenienti da tutta Italia e personale di sorveglianza (CFS, Agenti forestali provinciali, Agenti di Polizia Provinciale, Guardie Ecologiche Volontarie ecc.) rende questo tipo di censimento un importante caposaldo della ricerca di campo sull’Aquila reale e il Gipeto suscitando notevole interesse anche a livello alpino europeo.
http://www.4vultures.org/2015/04/02/14-gipeti-e-66-aquile-reali-un-resoconto-del-22o-censimento-del-parco-nazionale-dello-stelvio/
Il prossimo censimento è previsto per l’8 di ottobre 2016 e in Italia, oltre al PN dello Stelvio (SO, BS, BZ e TN), quest’attività coinvolge il Parco Naturale Alpi Marittime, l’arco alpino piemontese e la Valle d’Aosta.

 

La Rete di allevamento ex situ

La Rete di allevamento del gipeto (EEP – European Endangered Species Breeding Program) è stata creata nel 1978. A oggi sono stati coinvolti tre grandi centri specializzati, due di piccole dimensioni, circa 35 zoo (principalmente europei) e tre allevatori privati. Gli scopi principali sono di garantire la variabilità genetica dello stock riproduttivo in modo che funga, da aiuto come riserva genetica per subpopolazioni minacciate e cedere giovani in condizioni ottimali da liberare per la realizzazione di progetti in situ. Al 2015 lo stock riproduttivo consiste di 159 uccelli e 38 coppie potenzialmente nidificanti. Dal 1978, 461 giovani sono stati allevati con successo, 253 dei quali sono stati ceduti per progetti in situ (Alpi 195, Andalusia 37, Progetto Corridoio Alpi-Pirenei 18 e Sardegna 3).
All’inizio il numero di uccelli fondatori consisteva in poco meno di 30 unità ma ora è aumentato raggiungendo quota 40. Pertanto la variabilità genetica della popolazione in cattività è piuttosto elevata in confronto a quella della popolazione autoctona ancora esistente in Europa.
http://www.4vultures.org/
http://www.4vultures.org/our-work/captive-breeding/ 

 

Il primo pulcino di Gipeto del 2016, nato nello zoo di Yerevan in Armenia, afferente alla Rete di allevamento internazionale che alleva giovani destinati alla reintroduzione in natura (foto: Yerevan zoo, Alex Llopis).
Il primo pulcino di Gipeto del 2016, nato nello zoo di Yerevan in Armenia, afferente alla Rete di allevamento internazionale che alleva giovani destinati alla reintroduzione in natura (foto: Yerevan zoo, Alex Llopis)

 

 

Conservazione

Tuttavia ci sono ancora alcuni motivi di preoccupazione, legati a cause di mortalità essenzialmente antropiche: uso illegale del veleno, intossicazione da piombo, bracconaggio, impatto contro i cavi elettrici e sospesi (impianti di risalita aree sciistiche) ed elettrocuzione.
Per fronteggiare questi fattori limitanti, sono stati approntati, negli anni, diversi progetti Life, Interreg e regionali finalizzati a proporre soluzioni tecniche adeguate e percorribili.
Un particolare sforzo è in atto dal 2007 da parte del Parco Nazionale dello Stelvio, della Provincia di Sondrio e dell’Istituto zooprofilattico della Lombardia ed Emilia Romagna per aumentare il quadro delle conoscenze circa il rischio di saturnismo (intossicazione da piombo), fenomeno assai poco conosciuto e per contrastarne gli effetti a danno dei grandi rapaci necrofagi (Gipeto e altri avvoltoi).
http://www.provincia.so.it/agricoltura/progetti/gipeto/default.asp
La problematica del saturnismo è sempre più indagata tanto da essere affrontata anche nell’ambito di progetti specifici di conservazione (http://www.gypaete-barbu.com), ricerche scientifiche e iniziative editoriali da parte di ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale  http://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/rapporti/Rapp158_def.pdf/at_download/file
La ricerca del Parco sul saturnismo

Il piombo è un metallo tossico per inalazione, contatto e ingestione ed è per questo che è stato bandito da svariati settori produttivi (edilizia, benzine, giochi per bambini, pitture e vernici, batterie per autotrazione, ecc.) ma non ancora dalla produzione di munizionamenti a fini venatori.

Il saturnismo nei rapaci scaturisce dall’ingestione di frammenti di proiettili costituiti di piombo che sono ancora largamente usati dai cacciatori di ungulati e di altre specie oggetto di prelievo venatorio.

 

Aquila reale intossicata da piombo in provincia di Bolzano (morta il giorno seguente).

 

 

Si riportano i principali progetti di ricerca condotti in collaborazione con la Provincia di Sondrio, l’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna (sezioni di Sondrio e Bologna) e la Facoltà di Veterinaria dell’Università degli Studi di Milano.

“Valutazione del rischio di incidenza del piombo in relazione alle modalità di caccia agli ungulati”

Per valutare la frequenza del rischio di intossicazione da piombo a danno dei rapaci necrofagi in relazione alle attuali modalità di caccia, è stata richiesta la collaborazione dei Comprensori Alpini di caccia della Provincia di Sondrio. I cacciatori che hanno volontariamente aderito al progetto, hanno collaborato conferendo i visceri degli animali che abbattevano nel corso delle stagioni venatorie.

Complessivamente sono stati analizzati circa 200 visceri di ungulati (Cervo, Capriolo, Camoscio, Cinghiale e Muflone) colpiti da arma da fuoco. L’analisi ha messo in luce che il 63% di questi risultava contaminato da frammenti di proiettile di piombo determinando, dunque, un altissimo rischio di intossicazione per i rapaci necrofagi (avvoltoi) e parzialmente tali (Aquila reale). Va considerato infatti che questi visceri vengono solitamente abbandonati dai cacciatori sul luogo di caccia e spesso sono consumati da un’ampia gamma di rapaci che accumulano questo metallo altamente tossico, avvelenandosi progressivamente fino a rischiare il decesso.

 

“Analisi delle carcasse di rapaci necrofagi dell’arco alpino europeo”

Dal 2010, con la collaborazione di IBM, sono già state analizzate 90 carcasse di rapaci particolarmente rari ed esposti al saturnismo (Gipeto, Grifone, Avvoltoio monaco, Capovaccaio e Aquila reale): circa il 60% di questi mostra livelli di piombo nello scheletro e/o negli organi interni (reni e fegato) significativamente più alti rispetto ai valori fisiologici (dalle 5 alle 60 volte superiori). Per questi animali, il bioaccumulo può condurre all’intossicazione cronica – subletale che determina condizioni fisiche non ottimali, decremento del successo riproduttivo, anomalie comportamentali che espongono i rapaci a pericolosi fattori di mortalità (elettrocuzione, collisione, impatto con autovetture, predazioni, ecc.).

Su 90 individui la morte per intossicazione acuta da piombo è stata accertata in almeno 12 casi!

 

A sinistra: frammenti di proiettile costituito da piombo recuperato nei visceri di un Cervo abbattuto in Valtellina. Poche schegge di piombo conducono aquile e avvoltoi a morte certa (foto: Mauro Di Giancamillo – Guido Grilli)

A destra: Aquile reali sottoposte a necropsia per le indagini tossicologiche con prelievo di ossa e organi interni (foto: Enrico Bassi)

Bollettino “Info Gipeto”

Info Gipeto n. 33 – 2016

Info Gipeto n. 32 – 2015

Info Gipeto n. 31 – 2014

Info Gipeto n. 30 – 2013

Info Gipeto n. 29 – 2012

Info Gipeto n. 28 – 2011

Info Gipeto n. 27 – 2010

Info Gipeto n. 26 – 2009

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