16-18 marzo 2018: tre giorni di eventi per celebrare i “vent’anni di gipeto in Italia” dopo l’estinzione

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Con un censimento contemporaneo e un simposio internazionale il Parco Nazionale dello Stelvio celebra uno straordinario traguardo umano e di conservazione della natura: i vent’anni di Gipeto in Italia!

Duecentoventi volontari dall’Italia e dai Paesi vicini hanno sfidato la fortuna, il freddo e la neve di fine inverno per partecipare alle tante iniziative organizzate da uno staff entusiasta e professionale del Parco Nazionale dello Stelvio. Il Gipeto, vent’anni fa, è ritornato in sordina a rioccupare lo spazio e il ruolo che l’uomo gli aveva ingiustamente sottratto, nidificando per la prima volta in Italia tra Valdidentro e Bormio in Valle del Braulio.

Qui, come su tutte le Alpi, la storia del gipeto era giunta nei primi del Novecento a quello che sembrava un epilogo drammatico: l’estinzione causata dall’uomo. L’idea erronea che fosse un pericolo per agnelli, bestiame (e addirittura bambini) aveva causato una persecuzione tanto intensa e insensata da causarne la totale scomparsa. Ma la storia ha avuto fortunatamente un lieto fine. Il gipeto, infatti, è stato reintrodotto sull’arco alpino grazie a un progetto internazionale di reintroduzione ancora in corso che ha portato, nel 2018, alla presenza di 49 territori (di cui 15 nel nostro Paese) occupati e difesi da individui insediati stabilmente.

A questo proposito, per celebrare l’italian pride, il ricordo di questo primato è stato accompagnato da tutta una serie di iniziative in preparazione del Convegno internazionale di domenica 18 marzo.

Il 1 marzo, sotto una nevicata intensa con 8 gradi sotto lo zero, gli 85 bambini delle classi terze e quarte della Scuola Primaria di Bormio sono stati coinvolti nella ricostruzione di un nido di Gipeto sotto la copertura monumentale del Kuerc, cuore storico della piccola cittadina alpina. I bimbi, coinvolti nei giorni precedenti dal punto di vista didattico, avevano realizzato delle uova di gipeto in dimensioni naturali ma, lasciati all’oscuro del motivo del loro lavoro, si sono ritrovati immersi in un’atmosfera dal forte significato naturalistico e simbolico. A loro infatti è stato affidato il compito di deporre le uova nell’intrico di rami e lana; a loro, la decisione di dare il nome (tra i tanti proposti è stato scelto “Ginger”) del prossimo gipeto che si involerà tra maggio e giugno. Agli alunni delle elementari, dunque, la scelta di chi essere e da che parte porsi per i prossimi anni, quando gli si chiederà di sostituirci nella sfida quotidiana della conservazione della natura. Facendo a gara per rispondere, sono stati anche i veri protagonisti di un video che ha degnamente concluso il simposio.

La “tre giorni” del gipeto ha preso avvio venerdì pomeriggio con un’escursione, dopo giorni di nevicate che tanto avevano fatto trepidare gli organizzatori. Il cielo ha deciso di aprirsi, e allora via, tutti in Val Braulio a esercitarsi per l’imminente censimento contemporaneo (il XXVIII) del giorno dopo che ha coinvolto circa 220 osservatori distribuiti su un territorio di 1500 kmq nelle province di Sondrio, Brescia, Trento e Bolzano.

Sabato mattina, fino alle 14.30, gli osservatori esperti, usando binocoli e cannocchiale, hanno fatto il pieno: quasi un record, oltre 350 traiettorie di aquila reale e circa 200 di gipeto sono state tracciate sulle schede di rilevamento di campo. Dati scientifici di primaria importanza che fanno considerare il territorio dello Stelvio come un laboratorio privilegiato per la ricerca su questi grandi rapaci.

Oltre alle 7 coppie di gipeti presenti nell’area, sono state indagate 34 coppie di Aquila reale di cui almeno una già nidificante. Volete sapere dove? Proprio in Val Braulio, a due passi (ehm, colpi d’ala) da Ginger che ormai ha già due mesi di vita. Sabato sera, una cena memorabile nella splendida cornice di Piazza del Kuerc dove il nido è stato illuminato a giorno dopo aver scherzato col padre fondatore del progetto, il Prof. Hans Frey dell’Università di Veterinaria di Vienna che nella sua vita ha allevato oltre duecento pulcini di gipeto per poi rilasciarli in natura all’interno dei Parchi Nazionali europei tra cui lo Stelvio.
Un altrettanto folta partecipazione di pubblico (oltre 200 persone) al Convegno internazionale di domenica 18 marzo dedicato al Gipeto a Bormio. L’iniziativa, aperta da una tavola rotonda a cui hanno partecipato alcuni dei padri nobili del progetto, è stata una preziosa occasione per scoprire le tappe storiche e attuali di questo grande progetto che ha riportato il maestoso avvoltoio sulle Alpi. Le tappe sono state evidenziate dagli interventi di oltre 30 esperti provenienti dai Paesi alpini (autorevoli ricercatori di campo, tecnici, ambientalisti e amministratori) che si sono impegnati, nel corso degli anni, nel progetto di reintroduzione e nello studio della specie. Tutti accomunati, come è risultato evidente dalle loro parole, da una straordinaria passione che ha raggiunto l’acme nel momento in cui ciascuno di loro ha consegnato al Parco un oggetto di particolare valenza simbolica ed emotiva. Hans Frey ha donato la prima lampada e l’incubatrice artigianale utilizzate per la delicata fase di incubazione, Heinrich Haller la particolare gerla usata per anni dal Parc Naziunal Svizzer per liberare in alta montagna i giovani gipeti e David Jenny il suo taccuino originale con appuntati tutti i dati e i disegni di campo prodotti il giorno della scoperta del primo nido italiano.

E poi le lettere autografe intercorse tra gli zoo di Kabul e Mosca da parte dell’allora direttore del Parco Nazionale del Gran Paradiso (Renzo Videsott) che, antesignano, cercò di recuperare invano alcuni gipeti per la loro reintroduzione in natura. E il primo progetto di reintroduzione che ne valutava la fattibilità redatto al Convegno di Morges (CH) nel lontano 1978.

Perle coperte di polvere, dimenticate negli archivi e nei garage dei grandi Parchi, o sepolti dai ricordi e dalle amarezze di una vita che torneranno a luccicare nel Centro Visitatori del Parco Nazionale dello Stelvio che a tutti gli effetti assolverà il ruolo di primo Museo della storia di reintroduzione del Gipeto sulle Alpi.

Durante il simposio si sono affiancate le emozioni del passato, tra incertezze e speranza, a quelle attuali che poggiano invece su solidi dati scientifici derivanti dall’attività di campo, dalla telemetria satellitare e dall’analisi genetica. Pur nella certezza che vi sia ancora della strada da fare per garantire la sopravvivenza a lungo termine del gipeto.

Non solo gipeto, però. Ampio spazio è stato dedicato anche a un’altra specie di avvoltoio, il Grifone, che sulle Alpi ha avuto una storia, di estinzione e lento ritorno grazie alla sua reintroduzione, parallela a quella del Gipeto.

Una sessione è stata infine dedicata ai problemi che ancora minacciano la sopravvivenza degli avvoltoi (e di tutti i grandi uccelli da preda). Soprattutto il sempre più evidente pericolo derivante dal saturnismo (l’intossicazione da piombo) causata dall’ingresso nelle reti trofiche di frammenti di proiettili utilizzati nel prelievo venatorio e i rischi derivanti dalla presenza di cavi sospesi e di linee elettriche non debitamente protetti contro il rischio di impatto o di morte per folgorazione.

C’è ancora molto da fare, per il gipeto e per gli avvoltoi in generale ma, unendo passione, impegno e senso di responsabilità si potranno ottenere risultati sempre più grandi come lo stabilirsi di questa solida rete internazionale per la conservazione della natura. Un progetto eccellente che continua a motivare le persone. Una specie che più di ogni altra ha consentito di dialogare a esponenti di diverse categorie che raramente sanno comunicare. Un dialogo che si rinnova, nella ricerca di parole ricche di senso.

 

 

 

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