Il Parco Nazionale dello Stelvio si sviluppa orograficamente intorno al massiccio dell’Ortles-Cevedale; il centro del massiccio può essere individuato attorno al Monte Cevedale situato all’interno del settore lombardo del Parco, da cui si diramano le creste principali con numerose cime al di sopra dei 3.000 m, interrotte da estesi ghiacciai.
In linea generale, il gruppo è costituito da una grande varietà di affioramenti metamorfici e cristallini, con inclusioni diverse dà luogo a luogo; l’unico grande affioramento estraneo alla formazione cristallina si identifica con le cime più imponenti del gruppo dell’Ortles-Cevedale collocate lungo una cresta dolomitica che si diparte in direzione nord-ovest dal Monte Cevedale (3.769 m): tra queste spiccano il Gran Zebrù (3.851 m), il Monte Zebrù (3.735 m) e l’Ortles (3.905 m) (situato nel settore altoatesino del Parco), che comprendono le cime più alte del massiccio.

Nel settore lombardo del Parco, dal Gran Zebrù si biforca una giogaia comprendente Cima di Trafoi, Punta Thurwieser, Punta del Cristallo, Monte Cristallo fino alla Cresta di Reit, che incombe sulla conca di Bormio.
Sempre dal Gran Zebrù si dirama una cresta secondaria che costituisce lo spartiacque tra la Valle dei Forni e la Val Zebrù, che termina con il Monte Confinale: a differenza delle precedenti, impostate su substrato dolomitico, questo ramo è costituito prevalentemente da rocce metamorfiche.
In direzione sud parte verso il Monte Vioz un’altra giogaia, che passa per il Monte Cevedale e il Palon de la Mare, interrotta dalle più enormi masse glacializzate del gruppo, che poi piega a sud-ovest, culminando in Punta Taviela, Punta S. Matteo e, rispettivamente, Pizzo Tresero verso nord e Corno dei Tre Signori verso sud.
Sul versante settentrionale di questo tratto si trova il maggiore ghiacciaio delle Alpi Retiche meridionali: il Ghiacciaio dei Forni.
Per quanto riguarda lo sviluppo dei piani altitudinali, solo il 27% del territorio del Parco si trova sotto i 2.000 metri di quota; il 63% è compreso tra i 2.000 e i 3.000 metri e una considerevole parte di esso, il 10%, si trova sopra i 3.000 metri di quota. Le valli del Parco Nazionale dello Stelvio sono tutte modellate dai processi glaciali su cui, successivamente, si è impostata l’azione erosiva di acqua e torrenti. Ogni valle presenta però caratteristiche proprie dovute alle specifiche formazioni geologiche e alla tettonica.
In linea generale, nelle valli è possibile individuare forme geomorfologiche diverse più o meno idonee ai fini dell’insediamento umano e delle attività economiche: l’uomo nelle valli del Parco si è da sempre insediato prevalentemente nei fondivalle alluvionati, sui terrazzi fluvio-glaciali e sui conoidi alluvionali; i versanti, caratterizzati dalla doccia più o meno scoscesa a seconda dell’esposizione, della giacitura degli strati e della litologia, possono ospitare terrazzi e quindi insediamenti permanenti o temporanei.
Più a monte l’ambiente è caratterizzato da valloni glaciali coperti da materiale morenico e da circhi, che ospitano talvolta conche lacustri. A quote superiori si osservano strutture tabulari ricoperte dai bacini dei ghiacciai attuali. La morfologia delle valli è uno dei fattori più importanti che hanno influenzato le attività e gli insediamenti umani nei territori del Parco; gli insediamenti permanenti si hanno solo alle quote inferiori e in condizioni di esposizione favorevole. L’azione antropica risulta assai marcata nei fondivalle e sui terrazzi dei versanti esposti a solatio, mentre a quote più elevate, in corrispondenza della spalla dei versanti, si trovano le ampie radure con le malghe.
Vengono di seguito presentate alcune delle valli del Parco Nazionale dello Stelvio rappresentative del settore lombardo.
Valle del Braulio
Si apre a nord della conca di Bormio con versanti molto scoscesi, quasi come una forra; alla testata della valle vi è il Passo dello Stelvio (2.758 m) che presenta ancora piccole vedrette, testimoni delle più imponenti masse glaciali che fluivano in direzione nordovest e scolmavano in corrispondenza del giogo. Delimitata da creste calcaree, l’aspra morfologia della valle non ha favorito l’insediamento umano.
Valfurva
Percorsa dal torrente Frodolfo, la Valfurva corre da sud-est a nord-ovest per 18 chilometri, è delimitata dai gruppi Ortles-Cevedale a est e Gavia-Sobretta a sud-ovest, con creste interrotte da circhi che ospitano grandi ghiacciai favoriti dalla particolare esposizione. Nel tratto mediano della valle, tra gli abitati di S. Caterina e S. Antonio il fondovalle si presenta colmato da depositi morenici in cui il Frodolfo ha scavato il suo letto: i centri abitati si trovano solo in questo tratto, mentre nel resto della valle prevale l’insediamento temporaneo. Il bacino imbrifero del Frodolfo comprende, oltre alla Valfurva, le valli Zebrù, Cedèc, dei Forni e Gavia, valloni glaciali che si raccordano alla valle principale con gradini più o meno accentuati e in cui gli unici insediamenti sono riconducibili alle pratiche stagionali dell’allevamento.
Valdidentro
Percorsa dal Torrente Viola, rappresenta la zona di connessione tra la conca di Bormio e l’area del Livignasco attraverso il Passo del Foscagno. La sinistra orografica della valle ricade all’interno del Parco e comprende a nord la vasta area calcarea delle Valli di Cancano. I centri abitati di Isolaccia e Semogo sono posti oltre i limiti esterni del Parco.
Valli di Cancano
La Valle che comprende i Laghi di Cancano e San Giacomo (Valli di Fraele e del Gallo) è suddivisa dalla valle principale dal Monte Scale e dalle Cime di Plator. Nonostante la presenza di due invasi artificiali di vaste dimensioni, si tratta di una delle aree più selvagge e meno vicine agli insediamenti umani stabili, confinante con il territorio svizzero e, ad ovest, con Livigno. Il territorio posto in destra idrografica dell’Acqua del Gallo (il principale torrente che alimenta il Lago di Livigno) connette questo territorio al Parco Nazionale Svizzero.
Valle di Livigno
Il Parco comprende la porzione più settentrionale della valle e i territori distribuiti alla destra e sinistra idrografica del Lago di Livigno, anch’esso un invaso artificiale. Al suo interno non sono presenti insediamenti abitativi stabili. La Val Saliente e la Val Cantone costituiscono il ponte di connessione con il territorio del Parco Nazionale Svizzero e ne condividono le popolazioni di grandi rapaci e mammiferi.
Valdisotto e Val di Rezzalo
A sud della conca di Bormio, oltre i territori che occupano il demanio sciabile di Bormio 3000, il Parco occupa la sinistra orografica del solco principale della Valtellina, che comprende i territori del comune di Valdisotto e, più a sud, di Sondalo. Si tratta di un versante a base metamorfica, particolarmente complesso e aspro, che separa il territorio a nord dalla Valfurva e a sud-est dalla porzione camuna del Parco. Poco più a nord di Sondalo, all’altezza dell’abitato di Frontale, si apre la Val di Rezzalo, ampia area che collega la Valtellina all’alta Valfurva attraverso il Passo dell’Alpe. In essa sono ancora ben presenti le testimonianze di passati insediamenti stabili e di una tradizionale attività zootecnica e agricola.



