Informazioni generali
La Val Zebrù è, a ragione, considerata una delle valli più importanti del Parco Nazionale dello Stelvio. La sua particolare morfologia che determina la profonda differenza tra i due versanti, la ricchezza di specie floristiche, i numerosi ungulati, nonché la presenza del gipeto e dell’aquila reale ne fanno una metà irrinunciabile per i turisti e naturalisti. Le numerose tipiche baite in legno che vi si incontrano ne testimoniano inoltre lo sfruttamento in tempi antichi da parte dell’uomo.
Come raggiungere i sentieri
Da Bormio lungo la S.P. 29 del Gavia fino a San Nicoò: da qui si sale seguendo la strada che porta a Madonna dei Monti e, poco oltre, a Niblogo, dove è presente un comodo parcheggio.
La “Linea dello Zebrù”
In Val Zebrù è presente un’importante linea di frattura della base rocciosa, la cosiddetta “Faglia di Zebrù”. Essa taglia il versante destro della valle, separando le aree meridionali, caratterizzate da rocce metamorfiche cristalline tipiche dei settori centrali delle Alpi, da quelle settentrionali in cui spicca la presenza di calcari di origine sedimentaria. Questi rappresentano una sorta di “anomalia” essendo tipici delle aree prealpine. La vegetazione aiuta a notare il punto in cui corre tale faglia, localizzata nel punto in cui al bosco di abete rosso si sostituisce l’arbusteto a pino mugo, più adatto a sopravvivere sul calcare.
Fauna
La Val Zebrù è una delle aree del Parco più ricche di fauna. Facilissimo qui l’avvistamento di ungulati, soprattutto del cervo e dello stambecco. E’ anche una delle aree più frequentate dal gipeto, grande avvoltoio reintrodotto sulle Alpi negli ultimi decenni; sono inoltre comuni molte specie forestali come cince, nocciolaia, rampichini e lo scoiattolo.