Il massiccio dell’Ortles-Cevedale, con le sue numerose cime che superano i 3.000 m, determina una situazione climatica difficilmente descrivibile in termini generali. Come per la maggior parte dei rilievi montuosi delle medie latitudini, non valgono i principi di massima della dinamica climatica che regolano la formazione delle grandi zone bariche e dei fronti. La complessa morfologia del gruppo e il grande sviluppo verticale del massiccio danno origine, infatti, a numerosi “climi locali” con caratteristiche termo-igrometriche anche molto diverse. Questa pluralità di climi è estremamente importante in quanto determina le possibili attività agro-silvo-pastorali e ha rilevanti ripercussioni sul popolamento delle valli.
In generale il fattore altitudinale è dominante ed in base a esso è possibile identificare quattro tipi climatici fondamentali cui corrispondono altrettante fasce altitudinali:
- Clima pre-alpino – al di sotto dei 1.000 m di quota. Caratteristiche climatiche: semestre estivo caldo e asciutto e primavera precoce. Interesse economico: comprende i principali fondivalle con i principali insediamenti umani e le più intense attività agricole basate su colture legnose specializzate (vite e melo).
- Clima sub-alpino – fra 1.000 e 1.750-1.850 m di quota. Caratteristiche climatiche: estate piovosa e primavera tardiva. Interesse economico: comprende ancora ambienti con insediamenti permanenti basati su un’economia silvo-pastorale; il paesaggio è caratterizzato dall’allevamento di fondovalle e di mezza-costa.
- Clima alpino – fino ai 2.550 – 2.600 m di quota. Caratteristiche climatiche: fattore altitudinale preponderante, inverni rigidi. Interesse economico: è la zona dei pascoli alpini estivi; il limite superiore orografico o climatico è dato dal limite delle nevi perenni.
- Clima artico-alpino. Caratteristiche climatiche: quasi totale assenza di mesi temperati, è la zona al di sopra del limite delle nevi perenni. Interesse economico: nessuno, salvo quello turistico legato alla pratica alpinistica e sciistica nei mesi estivi.
Rilevante per la determinazione del clima del territorio del Parco è, oltre al fattore altitudinale, la posizione centrale del massiccio lungo l’arco alpino: le incursioni cicloniche, infatti, hanno effetto solo quando interessano tutte le Alpi. Di grande influenza sono inoltre l’andamento parallelo delle valli principali che lo circondano (Val Venosta, Valtellina, Val di Sole) e la presenza di altri importanti gruppi montuosi che le riparano.
Andamento delle precipitazioni e della temperature nel settore lombardo del Parco Nazionale dello Stelvio
All’interno del settore lombardo del Parco, situato in un contesto alpino tra le vette imponenti delle montagne, i segni del cambiamento climatico sono particolarmente evidenti. In generale tutto il massiccio è caratterizzato da scarse precipitazioni, l’inverno è poco piovoso mentre le maggiori precipitazioni si registrano in estate.
Per quanto riguarda l’andamento generale delle temperature, le massime estive e invernali mostrano un aumento costante nel corso degli ultimi quarant’anni, superando la media globale. Questa tendenza preoccupante, osservata dagli esperti del clima, rischia di stravolgere gli ecosistemi alpini e di causare effetti disastrosi sui bilanci idrici non solo della regione, ma di gran parte dell’Europa.
Le temperature medie annue più basse nel settore lombardo del Parco riguardano il Livignese, aumentando gradualmente spostandosi da ovest verso est con un’inversione di tendenza che si registra nella conca di Bormio, dove vengono registrate temperature medie annue maggiori dovute a diversi fattori: ottime condizioni di irraggiamento, correnti d’aria deumidificata che, scendendo dai passi principali, si riscaldano e contribuiscono a mitigare il clima, e infine scarsi afflussi d’aria dalla Valtellina, rallentati dalle varie strozzature della valle.
L’analisi dei dati provenienti dalla fonte ERA5, la quinta generazione di rianalisi atmosferica ECMWF del clima globale, evidenzia chiaramente queste tendenze. Le temperature più elevate dell’aria e i cambiamenti nella distribuzione delle precipitazioni sono solo alcune delle manifestazioni del cambiamento climatico che influenzano direttamente questa regione alpina.
I grafici di seguito forniscono una panoramica significativa dell’andamento della temperatura e delle precipitazioni dal 1979 al 2023 presso Livigno, Bormio e Ponte di Legno; 3 località rappresentative del settore lombardo del Parco.
Livigno (Provincia di Sondrio – 1.816 m slm)
- Andamento medio annuale della temperatura a Livigno dal 1979 al 2023
Figura 1 – Andamento medio annuale della temperatura a Livigno dal 1979 al 2023

Il grafico (Figura 1) mostra una stima della temperatura media annuale per Livigno e dintorni (risoluzione spaziale di 30 km). La linea blu tratteggiata mostra la tendenza lineare dell’aumento di temperatura globale, mentre, la linea viola indica i valori medi di temperatura registrati a Livigno. È evidente il trend positivo dell’andamento di temperatura negli ultimi quarant’anni.
Nella parte inferiore il grafico mostra le cosiddette strisce di riscaldamento. Ogni striscia colorata rappresenta la temperatura media di un anno – blu per gli anni più freddi e rosso per quelli più caldi. Anche questa grafica conferma l’aumento di temperatura medio.
- Andamento medio annuale delle precipitazioni a Livigno dal 1979 al 2023
Figura 2 – Andamento medio annuale delle precipitazioni a Livigno dal 1979 al 2023

Il grafico (Figura 2) in alto mostra una stima delle precipitazioni totali medie per Livigno e dintorni. La linea blu tratteggiata mostra la tendenza lineare delle precipitazioni globali mentre, la linea viola indica i valori medi di precipitazione registrati a Livigno che evidenziano un trend negativo caratterizzato da numerose anomalie negli ultimi quarant’anni.
Nella parte inferiore il grafico mostra le cosiddette strisce di precipitazione. Ogni striscia colorata rappresenta la precipitazione totale di un anno – verde per gli anni più umidi e marrone per quelli più secchi.
Figura 3 – Andamento medio mensile delle precipitazioni e della temperatura a Livigno (stimato utilizzando dati dal 1979 al 2923)

In Figura 3, la “media delle massime giornaliere” (linea rossa continua) mostra la temperatura massima di una giornata tipo per ogni mese a Livigno. Allo stesso modo, la “media delle minime giornaliere” (linea continua blu) indica la temperatura minima media. Giornate calde e notti fredde (linee rosse e blu tratteggiate) mostrano la media del giorno più caldo e della notte più fredda di ogni mese negli ultimi quarant’anni.
Bormio (Provincia di Sondrio – 1225 m slm)
- Andamento medio annuale della temperatura a Bormio dal 1979 al 2023
Figura 4 – Andamento medio annuale della temperatura a Bormio dal 1979 al 2023

Il grafico (Figura 4) mostra una stima della temperatura media annuale per Bormio e dintorni (risoluzione spaziale di 30 km). La linea blu tratteggiata mostra la tendenza lineare dell’aumento di temperatura globale, mentre, la linea viola indica i valori medi di temperatura registrati a Livigno. È evidente il trend positivo dell’andamento di temperatura negli ultimi quarant’anni.
Nella parte inferiore il grafico mostra le cosiddette strisce di riscaldamento. Ogni striscia colorata rappresenta la temperatura media di un anno – blu per gli anni più freddi e rosso per quelli più caldi. Anche questa grafica conferma l’aumento di temperatura medio.
- Andamento medio annuale delle precipitazioni a Bormio dal 1979 al 2023
Figura 5 – Andamento medio annuale delle precipitazioni a Bormio dal 1979 al 2023

Il grafico (Figura 5) in alto mostra una stima delle precipitazioni totali medie per Bormio e dintorni. La linea blu tratteggiata mostra la tendenza lineare delle precipitazioni globali mentre, la linea viola indica i valori medi di precipitazione registrati a Bormio che evidenziano un trend negativo caratterizzato da numerose anomalie negli ultimi quarant’anni. Più nel dettaglio, dal 1979 al 2023, sono state registrate precipitazioni scarse presso la località di Bormio, se messe in relazione alla quota. Ciò è dovuto alle elevate catene montuose che la proteggono a nord e al fatto che le correnti occidentali che giungono qui hanno ormai perso gran parte del carico di umidità. Spostandosi dalla conca di Bormio verso sud e verso ovest le precipitazioni tendono ad aumentare.
Nella parte inferiore il grafico mostra le cosiddette strisce di precipitazione. Ogni striscia colorata rappresenta la precipitazione totale di un anno – verde per gli anni più umidi e marrone per quelli più secchi.
- Andamento medio mensile delle precipitazioni e della temperatura a Bormio (stimato utilizzando dati dal 1979 al 2923)
Figura 6 – Andamento medio mensile delle precipitazioni e della temperatura a Bormio (stimato utilizzando dati dal 1979 al 2923)

In figura 6, la “media delle massime giornaliere” (linea rossa continua) mostra la temperatura massima di una giornata tipo per ogni mese a Bormio. Allo stesso modo, la “media delle minime giornaliere” (linea continua blu) indica la temperatura minima media. Giornate calde e notti fredde (linee rosse e blu tratteggiate) mostrano la media del giorno più caldo e della notte più fredda di ogni mese negli ultimi 40 anni.
Ponte di Legno (Provincia di Brescia – 1258 m slm)
- Andamento medio annuale della temperatura a Ponte di Legno dal 1979 al 2023
Figura 7 – Andamento medio annuale della temperatura a Ponte di Legno dal 1979 al 2023

Il grafico (Figura 7) mostra una stima della temperatura media annuale per Ponte di Legno e dintorni (risoluzione spaziale di 30 km). La linea blu tratteggiata mostra la tendenza lineare dell’aumento di temperatura globale, mentre, la linea viola indica i valori medi di temperatura registrati a Livigno. È evidente il trend positivo dell’andamento di temperatura negli ultimi quarant’anni.
Nella parte inferiore il grafico mostra le cosiddette strisce di riscaldamento. Ogni striscia colorata rappresenta la temperatura media di un anno – blu per gli anni più freddi e rosso per quelli più caldi. Anche questa grafica conferma l’aumento di temperatura medio.
- Andamento medio annuale delle precipitazioni a Ponte di Legno dal 1979 al 2023
Figura 8 – Andamento medio annuale delle precipitazioni a Ponte di Legno dal 1979 al 2023

Il grafico (Figura 8) in alto mostra una stima delle precipitazioni totali medie per Ponte di Legno e dintorni. La linea blu tratteggiata mostra la tendenza lineare delle precipitazioni globali mentre, la linea viola indica i valori medi di precipitazione registrati a Ponte di Legno che evidenziano un trend negativo caratterizzato da numerose anomalie negli ultimi quarant’anni.
Nella parte inferiore il grafico mostra le cosiddette strisce di precipitazione. Ogni striscia colorata rappresenta la precipitazione totale di un anno – verde per gli anni più umidi e marrone per quelli più secchi.
- Andamento medio mensile delle precipitazioni e della temperatura a Ponte di Legno (stimato utilizzando dati dal 1979 al 2923)
Figura 9 – Andamento medio mensile delle precipitazioni e della temperatura a Ponte di Legno (stimato utilizzando dati dal 1979 al 2923)

In Figura 9, la “media delle massime giornaliere” (linea rossa continua) mostra la temperatura massima di una giornata tipo per ogni mese a Ponte di Legno. Allo stesso modo, la “media delle minime giornaliere” (linea continua blu) indica la temperatura minima media. Giornate calde e notti fredde (linee rosse e blu tratteggiate) mostrano la media del giorno più caldo e della notte più fredda di ogni mese negli ultimi 40 anni.
Precipitazioni nevose invernali e caratterizzazione degli inverni dal 1985 al 2022 nel settore lombardo del Parco Nazionale dello Stelvio
L’analisi delle serie storiche dei dati acquisiti da ARPA Lombardia tramite due stazioni nivometeorologiche (Bormio e Cancano – SO) all’interno del settore Lombardo del Parco ha evidenziato una generale diminuzione del cumulo di neve fresca stagionale (cioè lo spessore della neve fresca depositata al suolo) nel periodo compreso tra il 1895 e il 2022.
È importante sottolineare che le analisi sono limitate ai dati raccolti in sole due stazioni nivometeorologiche; pertanto, non consentono di delineare con precisione il regime di accumulo di neve in tutto il settore lombardo del Parco. Tuttavia, tali informazioni ci consentono di comprendere in modo generale l’evoluzione del manto nevoso in relazione alle caratteristiche fisiche e meccaniche del territorio, oltre alla definizione degli accumuli di neve in termini di riserva idrica solida presente sui bacini nelle aree interessate.
È evidente una tendenza alla riduzione delle precipitazioni nevose, e gli effetti di questa tendenza sono osservabili sullo stato dei ghiacciai, soprattutto su quelli di dimensioni ridotte che rispondono prontamente alle variazioni climatiche. Inoltre, l’analisi della serie storica dell’altezza della neve fresca dal 1985 al 2022, nel periodo dal 1 dicembre al 30 aprile, consente di caratterizzare i vari inverni e di stimare un possibile trend climatologico.
In particolare, l’analisi dei dati raccolti durante l’inverno 2021-2022 conferma una stagione marcatamente mite e secca, caratterizzata da diversi mesi, in particolare gennaio e marzo, con un’anomalia negativa di precipitazione e temperature frequentemente superiori alla media del periodo. Per quanto riguarda il cumulo di neve fresca registrata dal 1 dicembre al 30 aprile, la stagione invernale si colloca tra le quattro più secche degli ultimi 30 anni, con i quantitativi di equivalente idrico della neve vicini ai minimi registrati dal 2006 ad oggi.
Di seguito, i dati raccolti mediante le stazioni nivometeorologiche di Bormio e Cancano.
Stazione nivometeorologica di Bormio – Provincia di Sondrio (2000 m slm)
Neve fresca cumulativa media in inverno dal 1985 al 2022= 249 cm
Figura 10 – Neve fresca cumulata (cm) registrata dalla Stazione nivometeorologica di Bormio dal 1985 al 2022

Dalla Figura 10, è evidente una tendenza alla riduzione delle precipitazioni nevose dal 1985 al 2022.
Stazione nivometeorologica di Cancano – Provincia di Sondrio (1940 m slm)
Neve fresca cumulativa media in inverno dal 1985 al 2022= 346 cm
Neve fresca cumulativa media in inverno 2021-2022= 166 cm
Figura 11 – Neve fresca cumulata (cm) registrata dalla Stazione nivometeorologica di Cancano dal 1985 al 2022

Dalla Figura 11, è evidente una tendenza alla riduzione delle precipitazioni nevose dal 1985 al 2022.
Venti
Non essendo presenti allo stato attuale serie storiche significative sul Parco Nazionale dello Stelvio, risulta impossibile descrivere le peculiarità della circolazione atmosferica. La circolazione generale ha scarsa influenza in questo territorio montuoso: i venti non giungono o giungono con caratteristiche diverse rispetto alla partenza; la morfologia della zona influenza la velocità e l’intensità degli scambi d’aria e agisce sulla formazione di venti locali tipo brezza, attivi però solo in estate, mentre in inverno il flusso diurno verso l’alto è in genere molto limitato. Le situazioni bariche più caratteristiche sono le seguenti:
- Anticiclone sull’Europa centrale (soprattutto in inverno): il tempo è generalmente buono e i venti spirano da nord.
- Depressione a sud, sul Mediterraneo settentrionale, in movimento verso nord-est (soprattutto in inverno): venti spirano da sud-est e sud-sud-est e si generano venti di caduta tipo föhn nelle valli settentrionali; tempo instabile con forti precipitazioni, soprattutto nel settore trentino, ma solo in presenza di un fronte in avanzamento da nord.
- Anticiclone sulla penisola iberica (soprattutto nelle stagioni intermedie): determina venti da sud-ovest e ovest-sud-ovest che incanalandosi nelle valli longitudinali aumentano di velocità determinando forti perturbazioni e precipitazioni, soprattutto a carattere nevoso su tutto il territorio.
- Depressione a nord, sull’altopiano svevo-bavarese in movimento verso est (soprattutto in estate): si generano venti meridionali che attraversano le valli da sud a nord portando precipitazioni sulle cime e venti tipo föhn in basso.
- Anticiclone sull’Atlantico nord-orientale (nelle stagioni intermedie): si generano venti occidentali che portano aria fresca umida sulle cime.
I venti di tipo föhn derivano da afflussi di aria sia da nord sia da sud: nel primo caso sono più frequenti e originati da situazioni bariche che si ripetono con le stesse caratteristiche, nel secondo caso sono meno frequenti e dipendono da situazioni bariche locali facilmente variabili. Questi venti sono molto importanti in quanto determinano i climi e i microclimi locali: l’effetto più evidente che si registra è dato dall’anticipo della primavera.
