Il Parco Nazionale dello Stelvio è sede di una fitta rete di torrenti e sono numerosi i laghi alpini, moltissimi dei quali si trovano ancora in condizioni di elevata naturalità. Questa ricchezza di acque è importante dal punto di vista naturalistico per la peculiarità delle biocenosi che tali ambienti estremi d’alta quota ospitano; essa costituisce inoltre una risorsa economica non trascurabile per l’indotto legato al turismo e alla pesca sportiva oltre che, nel caso dei bacini artificiali, per la produzione di energia elettrica.
Tra gli impatti a livello locale si ricordano le derivazioni a scopo idroelettrico, l’inquinamento delle acque causato dalle piogge acide (acidificazione dei laghi) e dalla presenza di scarichi spesso non collettati e/o depurati (inquinamento organico e microbiologico dei corsi d’acqua, eutrofizzazione dei laghi), la pressione turistica, l’innevamento artificiale, la pressione/gestione alieutica.
All’interno del Parco dello Stelvio le acque costituiscono una risorsa di fondamentale importanza non solo dal punto di vista ecologico, ma anche economico per le comunità locali. Ad esempio, le elevate caratteristiche qualitative delle acque ne permettono uno sfruttamento non solo per la produzione di energia idroelettrica, ma anche come riserve potabili per acquedotti. Al fine di preservare questo aspetto, risulta prioritaria la conoscenza approfondita delle caratteristiche chimico-fisiche e biologiche, in modo tale che la gestione delle risorse venga effettuate realmente in un’ottica di sviluppo sostenibile, di conservazione per le future generazioni.
Il reticolo idrografico del Parco dello Stelvio può essere suddiviso in 5 bacini principali di cui 3 localizzati nel settore lombardo: bacino del Fiume Adda, bacino del Torrente Spöl e il bacino dell’Oglio.

Bacino dell’Adda
L’Adda scorre lungo tutta la Valtellina e le sue sorgenti sono comprese nel territorio del Parco dello Stelvio (Laghi Alpisella, 2.237 m). Nel suo tratto iniziale si presenta a carattere torrentizio e il regime idrologico è tipicamente alpino. Numerose derivazioni a scopo idroelettrico hanno ormai compromesso il suo regime idraulico e l’alveo si presenta spesso arginato e canalizzato. I corsi d’acqua tributari dell’Adda e appartenenti almeno in parte al territorio del Parco sono il torrente Frodolfo, tipico torrente alpino che nasce dai ghiacciai dell’Ortles-Cevedale, il torrente Braulio, che scende dal Passo dello Stelvio, e il torrente Rezzalasco, inserito nel territorio del Parco solo dopo l’ampliamento del 1977. Appartengono a questo bacino le acque che alimentano le stazioni termali di Bormio e Valdidentro. Numerosi sono i laghi alpini morenici: Lago Bianco, Lago della Manzina, Lago Nero di Trela, Lago delle Scale, Lago del Confinale, Lago delle Rosole e Laghetti d’Alpisella. Di fondamentale importanza sono i grandi bacini artificiali di San Giacomo e di Cancano, in Valdidentro, e quello di Livigno, realizzati a partire dagli anni Trenta: erano preesistenti al momento dell’istituzione del Parco e sono ormai una componente consolidata del paesaggio. La loro presenza contribuisce in modo significativo a determinare il quadro ambientale, ecologico e antropico.
Bacino dello Spöl
Il Torrente Spöl appartiene al bacino idrografico del Danubio e le sue acque sfociano nel Mar Nero. Le acque del Torrente Spöl, incontaminate nei primi 3 Km, sono interessate, a monte del Lago di Livigno, da derivazioni che ne alterano la portata e dall’apporto di inquinanti. Oltre il Passo di Fraele nascono le acque del Gallo, che si buttano nel ramo destro del bacino di Livigno.
Bacino dell’Oglio
L’Oglio ha origine dalla confluenza del Torrente Frigidolfo e del Torrente Arcanello che scorrono parzialmente nel territorio del Parco. Il fiume ha un regime idrologico tipicamente alpino, ma la sua portata risulta alterata dalle numerose derivazioni a scopo idroelettrico presenti lungo il suo percorso – esterne tuttavia al perimetro dell’area protetta – che hanno ripercussioni anche sulle caratteristiche chimico-fisiche delle acque. Le sponde del fiume lungo il suo percorso in Valcamonica si presentano in parte naturali e in parte regimate. Oltre ai già menzionati torrenti Frigidolfo e Arcanello, che scorrono rispettivamente nella Valle delle Messi e in Val di Viso, i corsi d’acqua del bacino che scendono almeno parzialmente all’interno dei confini del Parco sono il Rio Fumeclo in Val Canè e il Rio Val Grande nell’omonima valle. Tutti questi corsi d’acqua sono di origine sorgiva, presentano un regime naturale condizionato dalle precipitazioni meteoriche e habitat naturali senza interventi su rive e in alveo, a esclusione di pochi tratti rinforzati o con briglie. Compresi nel bacino del Fiume Oglio ci sono numerosi laghi alpini fra cui gli 8 laghetti dell’altopiano di Ercavallo e i 13 Laghi Seroti, colonizzati in parte da una rara vegetazione palustre che offre a sua volta rifugio ad una variegata microfauna di insetti, anfibi, rettili e pesci.

La conoscenza dei laghi alpini
Si definiscono laghi alpini d’alta quota quegli ambienti che si trovano al di sopra del limite altitudinale della vegetazione arborea. In generale, le caratteristiche ecologiche che contraddistinguono questi laghi da quelli di bassa quota sono: la presenza di copertura ghiacciata per 6-8 mesi l’anno, superfici ridotte, comunità biologiche semplificate, caratterizzate da brevi stagioni di crescita, e basso livello di nutrienti, imputabili principalmente alle limitate dimensioni del bacino imbrifero e alla scarsa influenza antropica. I laghi alpini possono essere suddivisi in tre tipologie differenti:
• laghi alpini naturali, quando la loro esistenza si deve a fenomeni naturali come l’escavazione glaciale.
• laghi alpini artificiali, nati ex-novo in seguito alla costruzione di una diga.
• laghi alpini naturali ampliati, quando un preesistente lago naturale è stato artificialmente ingrandito con la costruzione di una diga.
All’interno del Parco dello Stelvio sono stati identificati oltre 90 laghi di cui 57 localizzati in Lombardia (42 laghi di origine naturale, 3 laghi di origine artificiale e 12 laghi di origine ignota); tali corpi idrici sono da considerarsi tutti laghi alpini in quanto sono localizzati ad altitudini superiori ai 1.800 m., raggiungendo anche i 3.000 m quota. Dal punto di vista della naturalità della loro origine, non per tutti i laghi individuati all’interno del Parco dello Stelvio è stato possibile definirne lo stato; si tratta per lo più di laghi di piccole dimensioni, per la maggior parte dei quali non sono mai stati effettuati studi di caratterizzazione limnologica di base.
L’utilizzo delle risorse idriche riguarda essenzialmente l’approvvigionamento, l’irrigazione, la produzione di energia idroelettrica, il trasporto e lo scarico dei reflui, la pesca. La pressione sul sistema idrico è aumentata negli ultimi anni in seguito al generale incremento dell’attività antropica, arrivando a generare non rari casi di conflitto tra i diversi utilizzi. Le pressioni esercitate dalla società sono trasportate o trasformate in una quantità di processi naturali, che si manifestano con cambiamenti del ciclo dell’acqua, della sua qualità e degli ecosistemi acquatici.
Il Parco Nazionale dello Stelvio non può essere considerato povero di risorse idriche, ma uno degli aspetti problematici che caratterizzano questa componente è spesso il suo sovrasfruttamento.
Sono numerose le pressioni che incidono sul comparto acque; le principali, soprattutto in un ambiente montano quale il Parco dello Stelvio, sono costituite dall’intenso uso delle risorse a scopo di approvvigionamento (consumo di acqua pro-capite), la produzione idroelettrica, l’utilizzo in agricoltura, l’innevamento artificiale, cui si aggiunge l’immissione di inquinanti, la pressione della pesca e del turismo.
Fra queste, lo sfruttamento delle acque risulta essere il problema di maggior portata, determinando gli impatti ambientali maggiormente significativi.
Come la gran parte dei corsi d’acqua e laghi alpini, anche le acque superficiali del territorio del Parco dello Stelvio sono soggette a forti pressioni dovute allo sfruttamento idroelettrico; l’insediamento di derivazioni e di impianti idroelettrici è infatti stato storicamente possibile proprio grazie alle condizioni geomorfologiche e meteo-climatiche delle valli che costituiscono il Parco, contraendo però con l’intero territorio rapporti che si ripercuotono inevitabilmente sulle dinamiche di stabilità del territorio, sul paesaggio e più in generale sull’ecosistema montano.
Tutte le valli principali del Parco risultano interessate da derivazioni idroelettriche. Un cenno particolare va fatto riguardo all’Alta Valtellina, in cui è concentrata la produzione AEM, che con i 2 miliardi di KWh prodotti, rappresenta una porzione significativa della produzione idroelettrica regionale e nazionale (3 centrali idroelettriche presenti nel Parco).
Le captazioni di acqua superficiale comportano un’alterazione del regime idrologico naturale, che si traduce in una riduzione generalmente notevole ed in alcuni casi totale delle portate in alveo a valle dell’opera di presa; tale alterazione determina un impoverimento dell’ecosistema fluviale, in termini di habitat idraulico-morfologico e in particolare delle comunità biologiche, e danneggia gli aspetti paesaggistici e la fruibilità del corso d’acqua.
Nello specifico, e in estrema sintesi, gli effetti derivanti dalla presenza delle derivazioni idroelettriche sono sintetizzabili come segue:
- Modificazione del regime dei deflussi a valle (1. riduzione delle portate medie annue; 2. riduzione delle naturali variazioni stagionali dei deflussi; 3. alterazione del momento in cui si verificano gli estremi idrologici annuali; 4. riduzione dell’entità delle piene con laminazione dei picchi);
- Diminuzione della superficie dell’alveo bagnato, con conseguente sottrazione dello spazio vitale disponibile per le comunità fluviali;
- Aumento della fluttuazione tra portata di magra e di piena;
- Banalizzazione dell’habitat fluviale: la riduzione di velocità e profondità determina una perdita della diversità idraulico–morfologica, da cui dipende il normale svolgimento delle diverse fasi vitali degli organismi acquatici;
- Diminuzione della capacità di auto depurazione;
- Alterazione del regime termico;
- Presenza fisica di strutture che interrompono la continuità fluviale;
- Hydropeaking: si tratta di consistenti e repentini aumenti di portata in corrispondenza della produzione di energia elettrica nei momenti di massima domanda, seguiti da altrettanto repentine e notevoli riduzioni di portata; queste variazioni hanno ovviamente effetti su tutti gli aspetti fisici e biologici del corso d’acqua.
- Operazioni di sghiaio delle opere di presa che determinano un rilascio a valle di notevoli quantità di solidi sospesi, cui consegue un danneggiamento degli organismi acquatici;
- Impatti sul paesaggio naturale;
Per quanto riguarda i prelievi di acqua, fra le pressioni vi sono anche le concessioni ottenute dagli impianti da sci per la produzione di neve artificiale. L’innevamento artificiale viene ormai utilizzato in maniera consistente in tutte le località turistico-sciistiche in conseguenza di un regime climatico sempre più mitigato e meno programmabile.
Le caratteristiche nivologiche del manto artificiale sono differenti rispetto a quelle del manto naturale. Le forme dei fiocchi sono differenti, hanno maggiori densità, minore aria all’interno del manto stesso, isolamento termico ridotto e quindi riduzione della stabilità del cotico erboso.
Uno dei problemi di più grave entità legato alla formazione della neve artificiale è costituito dalla fonte di acqua necessaria alla sua produzione. Spesso l’acqua utilizzata per la produzione non è disponibile in quota, per cui si ricorre a sollevamento forzato da corpi idrici di fondovalle. L’acqua trasferita in quota tuttavia è ben più ricca d’elementi minerali con una conseguente alterazione degli ambienti di alta quota per immissione di sostanze nutritive per i vegetali che normalmente non ci sono che provoca l’introduzione progressiva, nell’ambito della fitocenosi, di specie più esigenti in termini di sostanze nutritive rispetto a quelle che normalmente si trovano alle quote più elevate.
Riguardo ai consumi, l’acqua necessaria alla produzione di neve artificiale è decisamente consistente: con 1 m3 d’acqua si possono infatti produrre in media 2,5 m3 di neve. Per raggiungere uno strato di neve di 30 cm (innevamento completo) servono circa 1000 – 1200 m3/ha d’acqua. L’innevamento di una pista di dimensioni medie, circa 20 ettari, abbisogna di circa 20 milioni di litri d’acqua e di una quantità d’energia elettrica pari a circa 500.000 kwh, corrispondente al consumo annuo di 200 abitazioni permanentemente occupate.
Nel settore lombardo del Parco Nazionale dello Stelvio e nelle aree limitrofe è possibile individuare i seguenti comprensori sciistici:
• Santa Caterina Valfurva (SO)
• Livigno (SO) [all’esterno del Parco]
• Bormio (SO) [all’esterno del Parco]
• Valdisotto (SO) – Valdidentro (SO) [all’esterno del Parco]

